Presupposti del sequestro conservativo: fumus boni iuris e periculum in mora
Il sequestro conservativo, disciplinato dall'art. 671 c.p.c., e' la misura cautelare tipica a tutela del credito: consente al creditore di vincolare i beni mobili e immobili del debitore (e le somme a lui dovute da terzi) per impedire che la garanzia patrimoniale generica ex art. 2740 c.c. venga compromessa nelle more del giudizio di merito. La sua concessione richiede la sussistenza congiunta di due presupposti.1
Fumus boni iuris: la probabilita' del credito
Il primo presupposto e' il fumus boni iuris, inteso come verosimiglianza dell'esistenza del diritto di credito vantato dal ricorrente. Non e' richiesta la certezza del credito — che sara' accertata nel giudizio di merito — ma una valutazione prognostica di probabilita' della sua esistenza, basata sugli elementi di prova forniti dal ricorrente. La giurisprudenza ha chiarito che il giudice cautelare deve compiere una cognizione sommaria, verificando che le ragioni del creditore appaiano non manifestamente infondate (Cass. civ., Sez. III, n. 14773/2016).
Il credito puo' essere sia liquido che illiquido, sia esigibile che sottoposto a termine o condizione. Tuttavia, nel caso di credito risarcitorio, il ricorrente deve fornire elementi concreti sulla sussistenza dell'illecito e sulla quantificazione, almeno approssimativa, del danno.
Periculum in mora: il fondato timore di perdere la garanzia
Il secondo presupposto — peculiare del sequestro conservativo rispetto ad altre misure cautelari — e' il periculum in mora, che l'art. 671 c.p.c. definisce come "fondato timore di perdere le garanzie del proprio credito". Non si tratta del generico pericolo nel ritardo, ma del rischio specifico che il debitore alieni, occulti o disperda i propri beni, riducendo il patrimonio al di sotto della soglia necessaria per soddisfare il credito.2
La giurisprudenza richiede la prova di elementi concreti e attuali — non meramente ipotetici — dai quali desumere il pericolo di dispersione. Tra gli indici tipicamente valorizzati dalla giurisprudenza: vendite immobiliari in corso, trasferimenti di beni a terzi, operazioni societarie preordinate allo svuotamento patrimoniale, precedenti di inadempimento, condotte processuali dilatorie. La mera insufficienza patrimoniale, di per se', non integra il periculum se non accompagnata da condotte dissipative o pregiudizievoli (Cass. civ., Sez. III, n. 5404/2019).
Procedimento: rito cautelare uniforme
Dal 1990, il sequestro conservativo segue il procedimento cautelare uniforme disciplinato dagli artt. 669-bis e seguenti c.p.c. Puo' essere proposto ante causam — davanti al giudice competente per il merito — oppure in corso di causa, davanti al giudice istruttore.3 La competenza ante causam e' del tribunale del luogo in cui deve essere eseguito il sequestro o, in alternativa, del tribunale competente per il merito.
Il giudice provvede con ordinanza, all'esito dell'udienza di comparizione delle parti. In casi di eccezionale urgenza, puo' provvedere inaudita altera parte con decreto, fissando contestualmente l'udienza per la conferma, modifica o revoca del provvedimento entro 15 giorni. Contro il provvedimento e' proponibile reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c. davanti al collegio del medesimo tribunale.
Conversione e inefficacia
Ottenuta la sentenza di condanna (anche non passata in giudicato), il sequestro conservativo si converte in pignoramento ex art. 686 c.p.c., con effetto retroattivo dalla data della trascrizione del sequestro. La conversione opera automaticamente, senza necessita' di un nuovo titolo esecutivo. Il sequestro diventa invece inefficace ex art. 669-novies c.p.c. se il giudizio di merito non e' instaurato nel termine perentorio di legge (60 giorni dall'esecuzione del sequestro o dalla comunicazione del provvedimento), ovvero se il giudizio di merito si conclude con il rigetto della domanda.